Antichi contro Moderni

Sono assediato dai libri. Quelli che mi procuro sono sempre più di quelli che riesco a leggere. E la vita, per fortuna, non dà tregua, quindi comincio a credere che molti, troppi, rimarranno intonsi. Come recuperare terreno, come risolvere il problema? E, soprattutto, perché non riesco a limitarmi ai libri davvero fondamentali, ma inseguo il presente, e cerco autori che magari pochissimi conoscono?

Su questo, cercherò di dire qualcosa domani, ho bisogno di andare a rileggere (!) il saggio di un poeta. Intanto, ho immaginato i due professori del mio romanzo che discutevano proprio su tale argomento. Continua a leggere

Coro di poeti al bar Boni

Ieri dicevo di aver recentemente conosciuto un poeta che, di diritto, entra nel mio romanzo.

Anzi, ne era già parte. Sì, ne sono sicuro, era uno di quelli che al bar Boni ha partecipato all’improvvisazione corale che ho registrato. Non saprei dire esattamente quale sia il suo verso, fra quelli riportati, forse era addirittura il tizio che ha dato il via al coro. Dario, hai per caso un alibi? Oppure, confessa: hai parlato con Silvio, quella sera? Perché non ci siamo conosciuti direttamente lì? Se hai altri dettagli da ricordarmi, prenderò volentieri in considerazione la possibilità di ampliare il capitoletto del mio romanzo che adesso trascrivo (e magari qualche altro lettore si ricorda un passaggio dell’improvvisazione che mi è sfuggito?): Continua a leggere

Di un poeta che diventa un personaggio del mio romanzo

Dopo la sorpresa del personaggio del mio romanzo che ha deciso di uscire dal libro e rivelarsi in carne e ossa, ci mancava solo qualcuno che, senza chiedermi nulla, avesse deciso di intraprendere la strada opposta.

Questo è infatti ciò che mi è successo poco tempo fa, quando ho conosciuto di persona Dario Bertini, a Pavia. Me ne sono tornato a casa con le belle impressioni suscitate da un ragazzo simpatico, a modo, intelligente, molto informato, che sa prendere con leggerezza sé stesso senza misconoscere il valore delle proprie passioni. Continua a leggere

Da Novara a Marte, andata e ritorno

Per gli strani casi della vita, mi è capitato di avere tra le mani solo da pochi giorni un’antologia poetica del 2008 in cui erano pubblicate anche alcune mie poesie. Il libro si intitola Documenti di viaggio. Dodici poeti novaresi, è stato curato da Gianni Marchetti ed è stato pubblicato per le edizioni di Torino Poesia. La scheda critica sui miei testi si può adesso leggere qui.

Mi è sembrato curioso imbattermi poi in un’opera di un artista, pure novarese, che si ispira al “pianeta rosso” (ricordo che il mio primo libro di poesia si intitola proprio Il cielo di Marte). Ve la propongo come copertina dell’articolo. Si intitola Tramonto su Marte; l’artista è Maurizio Farina.

Qui sotto, invece, eccovi alcune poesie (non mie) dal libro. Gli autori che mi accompagnano nel volume sono Roberto Bacchetta, Annamaria Balossini, Eleonora Bellini, Giorgio Caione, Bruna Dell’Agnese, Leonardo Di Bari, Aldo Ferraris, Federico Italiano, Giuliano Ladolfi, Gianni Marchetti e Davide Vanotti. Continua a leggere

Ballata del mese di maggio

Riprendiamo l’esperienza raccontata ieri. Dopo la prima lettura ci siamo limitati a riconoscere la struttura della ballata, qui con un ritornello che effettivamente si ripete dopo la prima stanza, per essere sostituito invece alla fine. Poi, per mettere a fuoco meglio le diverse impressioni, abbiamo riletto, senza fretta:

Pristina rosa, rosa dolorosa,
stelo ubriaco e vulva spappolata,
dei figli che tu spandi
ne farò marmellata. Continua a leggere

L’imbarazzo del prof

(L’immagine in evidenza di questo articolo è un disegno di Marta Ferro)

A scuola per anni non ho mai parlato apertamente della mia attività letteraria, né in classe né con i colleghi. Non che fosse un argomento tabù, ma di fatto non ho mai raccontato nulla. Qualcuno, ovviamente, finiva per intercettare qualche notizia, ma un’allusione di tanto in tanto scappava come una scintilla perdendosi nell’aria e tutto finiva lì. Qualcuno un giorno addirittura appese in bacheca in corridoio alcuni miei testi apparsi in rivista, con tanto di fotografia. Ci fu chi mi fece notare, perfettamente in buona fede, quanto mi assomigliasse, il poeta. Del resto il nome, a chiare lettere, non era il mio.
Con il tempo, però, almeno tra i colleghi di più lungo corso, la consapevolezza della mia attività e del mio nom de plume si è consolidata. Tuttavia, soltanto pochi, due o tre, in rare occasioni mi hanno chiesto qualcosa di più specifico. Con una persona soltanto sono entrato nel merito più spesso, a partire da riflessioni e da scambi di opinioni intorno alla letteratura contemporanea da affrontare agli ultimi anni del liceo. Forse qualcuno ha pensato che il mio riserbo fosse una buona ragione per frenare la curiosità. Trovo comunque abbastanza normale che i miei colleghi ignorino i miei libri o li abbiano, al più, sentiti nominare.
Comunque, negli ultimi anni mi è capitato in qualche classe di uscire allo scoperto. All’improvviso. Forse l’ho fatto per trovare un ultimo espediente buono per sorprenderli, per spezzare qualche momento eccessivamente inerte. Così è stato recentemente nell’attuale Quinta Ginnasio.

“Oggi, visto che dovremmo trattare la ballata, analizzeremo una mia poesia”. Continua a leggere

Lavori di scavo

L’antologia poetica è un genere letterario davvero particolare, su cui si dovrebbe svolgere un lungo discorso. Un decennio fa, anzi quasi due ormai, si è scatenata anche una stagione di antologie dedicate ai “poeti nati negli anni Settanta” che sollevò un certo dibattito. Fu quello, secondo alcuni, il periodo che ha visto entrare ufficialmente sulla scena tanti autori, che hanno avuto il privilegio, o la condanna, di un battesimo collettivo.

Ma non è di questo che vorrei parlare ora. Risistemando alcuni file, mi sono imbattuto in una di quelle antologie, che ebbe vita solo in digitale, ancorché sotto il prestigioso marchio della Rai, che la chiese per il web direttamente a Giuliano Ladolfi. Era il 2004. Non mi sembra che quel pdf sia ancora disponibile in rete; in ogni caso, mi piace rimetterlo a disposizione dei lettori qui, nella solita cartella dove si può rovistare in cerca di qualcosa di utile: Continua a leggere

La piena (racconto di Guido Conti)

Ha da pochi giorni compiuto gli anni lo scrittore Guido Conti e mi piace rendergli omaggio riprendendo il racconto che pubblicammo sul numero 16 della rivista Atelier.

In quell’occasione Giuliano Ladolfi aveva introdotto il testo con queste parole:

Capacità di rappresentazione visiva, realismo di definizione spazio-temporale, sapienza nella costruzione delle sequenze narrative caratterizzano il racconto di un narratore già consacrato. L’elemento tragico è giocato sul contrasto tra le cieca furia del fiume e l’ostinato amore del protagonista per la propria casa, la propria famiglia, i propri animali: si tratta di una maniera artisticamente emotiva per rappresentare il “senso delle radici”, che contraddistingue la nostra millenaria cultura contadina Continua a leggere

In levare

E adesso voglio un nome impronunciato,
bianchi tutti i quaderni, persi i crediti,
confusi gli indirizzi e irraggiungibile
il mio telefono. Pretendo siano
cancellate le lettere parola
per parola e gli amici abbandonati
alle loro carriere o alla famiglia,
eccetto uno, forse due, distanti
quanto basta per starmi sottopelle
come un vizio mortale.
.                                          Darsi inizio
così. Smarcarsi. Vivere in levare.
Tu dimmi che divento, cosa vendico
mendicando una voce che non mente
mentre scrivo di me dimenticandomi.

(Pubblicata in 50 anni di bianca. 1964-2014, Torino, Einaudi, 2014, p. 40)