Tag Archivio per: IL CIELO DI MARTE

Il cielo di Marte (Einaudi, 2005)

Precondizioni interpretative o Nonostante la crisi (di Mimmo Cangiano)

La sua poesia lavora sui concetti di tempo e gioia, dove la seconda si caratterizza come superamento del primo (luogo in cui colpa e violenza sono inevitabili)

Retrocedo anagraficamente di qualche anno per parlare di quello che, a mio giudizio, è uno dei libri più interessanti di questi anni: Il cielo di Marte di Andrea Temporelli (pseudonimo di Marco Merlin, classe ’73).

La sua poesia lavora sui concetti di tempo e gioia, Continua a leggere

Il cielo di Marte (Einaudi, 2005)

La fine del “novecento” (di Giuliano Ladolfi)

Il risultato fonde in modo originale tradizione e contemporaneità

La produzione poetica di Andrea Temporelli (1973) ha suscitato l’attenzione di autorevoli critici come Giovanni Raboni e Roberto Galaverni. Con lui il processo di distacco dal “novecento” appare giunto al termine. La sua poesia, nata e coltivata nel respiro di «Atelier», si radica su un’acuta consapevolezza artistica maturata in un decennio di attività di critico. Non è un caso Continua a leggere

Marco Merlin - Andrea Temporelli: libri

Il duplice respiro (di Matteo Veronesi)

Temporelli «scrive per uccidere». Vengono in mente […] certi versi dell’ultimo Wilde, quello della Ballata del carcere di Reading: «Ognuno uccide la cosa che ama».

Due libri, l’uno di poesia, l’altro di critica (Il cielo di Marte, Einaudi, Torino 2006, e Nodi di Hartmann, Atelier, Borgomanero 2006), giungono fra le nostre mani, direbbe Renato Serra, come un «dono», come un frutto puro, limpido e fresco, madido della stessa linfa vitale e vivificante che pervade i due risvolti e i due dominî (contrassegnati e marcati dalla distinzione, o dall’indistinzione, dell’identità una e duplice – quasi ricoeuriana dialettica di ipse e idem – suggerita dal binomio di pseudonimo e nome) in cui si manifesta e si articola una autentica esperienza esistenziale e creativa. Continua a leggere

Il cielo di Marte (Einaudi, 2005)

Microrisposte al volo. Intervista di Stefano Lorefice

sono d’accordo con Eliot: “il verso libero non esiste”

1) Poesia=arte marziale? C’è una disciplina di fondo di cui necessita la poesia?

“Marziale” sembra riferirsi perfettamente al mio modo di intendere la poesia, visto che la mia raccolta si intitola “Il cielo di Marte”… Ogni cosa, comunque, ha una propria disciplina. Anche la spontaneità. Anche il respiro. Continua a leggere

Il cielo di Marte (Einaudi, 2005)

Quando il critico è anche poeta (di Carlo Cipparrone)

la sua produzione letteraria infatti non è mai gioco esibizionistico, compiaciuto exploit di erudito specialismo fine a se stesso, ma impegno totale, in cui si coglie etica e sentimento, slancio e conoscenza, profondità e disciplina tecnica, confessione e gusto della rappresentazione.

È accaduto spesso in passato che vari autori assumessero uno pseudonimo, usandolo stabilmente per firmare le proprie opere (vedi, per limitarci al Novecento letterario italiano, Svevo per Schmitz, Palazzeschi per Giurlani, Aleramo per Faccio, Moravia per Pincherle, Silone per Tranquilli, Banti per Lopresti, Fortini per Lattes, ecc.). Difficile era invece, fino a qualche tempo addietro, Continua a leggere

Andrea Temporelli, Il cielo di Marte e Terramadre

La voce fuori dal limbo (di Luca Cignetti)

Attenzione alla funzione e rifiuto di esibizione della forma conducono la lingua di Temporelli su un versante opposto, insomma, rispetto a poetiche della dissémination […], ma anche rispetto ai “rovesciamenti” ironici deliberati e virulenti

Proprio il rapporto con la tradizione è la migliore chiave di lettura del poeta novarese Andrea Temporelli, i cui temi centrali sono sintetizzabili nella «tensione tra identità e scrittura, tra verità poetica e verità autobiografica, etica, esistenziale»[1]. Questo atteggiamento compare nell’eco dei molti maestri, dichiarati e no, risuonante in ogni sezione dell’opera: Sereni, Eliot, Montale, Luzi, per citare i più ricorrenti.

Già nella Buonastella (2001), dove il tema del padre compare come dato biologico, Continua a leggere

Il cielo di Marte (Einaudi, 2005)

La casa in cui hai sempre abitato (di Elisabetta Pigliapoco)

sembra che il poeta voglia sempre mantenere le distanze: in primo luogo da se stesso, scegliendo un altro sé, un’altra identità a partire dalla decisione di utilizzare uno pseudonimo, essere chi non è stato […], chi non è più; in secondo luogo dal lettore

È una poesia con la P maiuscola quella a cui guarda Andrea Temporelli, pseudonimo dietro il quale si cela/rivela l’identità di Marco Merlin, scelto per dare alla luce la sua creatura poetica, Il cielo di Marte (Einaudi, Torino 2005). Temporelli è un poeta padre (per parafrasare una formula cara a Pier Paolo Pasolini) che della paternità ha fatto metafora della poesia e dell’essere uomo. Essere padre significa fare i conti con la parola responsabilità («Quel giorno avrò sicura la pronuncia / mi farai responsabile») Continua a leggere

Il cielo di Marte (Einaudi, 2005)

Una discendenza europea (di Salvatore Ritrovato)

Piemontese all’anagrafe, italiano di lingua, europeo di poesia

De Il cielo di Marte di Andrea Temporelli disarma, prima del titolo, il retrocopertina, privo di notizie biografiche ma pronto a fornire indicazioni su latitudine e longitudini poetiche (linea lombarda, impegno, quotidiano in forma di epopea, cronaca personale, fantastico…) intorno al noto melting pot tardo-novecentesco. Andrea Temporelli è Marco Merlin, e la sua poesia è anche il frutto di uno studio appassionato della poesia contemporanea (di cui è giusto rammentare l’ormai decennale direzione di «Atelier», e il recente saggio Poeti nel limbo, pubblicato da Interlinea). Continua a leggere

Il cielo di Marte (Einaudi, 2005)

Dedicato a chi crede che la poesia sia morta (di Luigi Mascheroni)

Accusato da più parti di essere una sorta di iceberg difficilmente digeribile per le anime belle, la raccolta-poemetto in trenta stazioni punta altissimo, guardando non tanto a Vittorio Sereni e a Mario Luzi […] quanto alle finezze di un Thomas S. Eliot

ANDREA TEMPORELLI, noto anche come lo spettro di Marco Merlin (1973), è uno dei “poeti nuovi” che si è imposto con precocità lampante all’attenzione della grande editoria. Il suo primo libro, lieve e abissale, dal titolo Il cielo di Marte, è stato infatti edito da Einaudi nel 2005. Continua a leggere

Volto su Marte (foto 1976)

Terra chiama Marte… Marte chiama Terra (Gian Ruggero Manzoni)

Forse che un dolore, già vissuto esistenzialmente, non voglia essere riportato o non lo si possa riportare su carta, ma ne vengano accennati solo certi fraseggi, solo certe sfumature?

In copertina della Bianca Einaudi, sotto il bel titolo “Il cielo di Marte”, appare questo stralcio di poesia messo in prima, redazionalmente (cioè come scelta di collana, da oltre 30anni), quale introduzione-cardine (che si reputa significativa-portante) al/il libro del poeta che si è dato alle stampe (mantengo gli a capo tipografici di copertina, non quelli che figurano nel componimento all’interno della raccolta da cui è tratto): “Ecco, quello che pensi sia dio e in / fondo / Continua a leggere