Tag Archivio per: POESIA CONTEMPORANEA

Stare nello sguardo dei figli

(L’opera scelta come copertina è di Vanessa Maria Mineo.
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i bambini che ci guardano
vedono torri e non corvi,
giganti sulla curva del mondo,
piedi saldi.

Non si accorgono
che scivoliamo, fascio d’ombre lungo le pareti,
disorientati abbozzando direzioni,
ci danno la mano e noi barcolliamo. Continua a leggere

Sulla poesia filosofica

(L’opera scelta come copertina è di Michele Cara.
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Spero mi cresca il nichilismo
nelle unghie.
Dopo avermi uncinato
dentro, spero
esca a foglietti.
A spicchi,
che lo possa di nascosto
tagliare,
togliere. Continua a leggere

E la voce diventa un coro

(L’opera scelta come copertina è di Silvia Rossi.
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Ma scava, allora, scava,
furetto, animaletto, ragno
talpa. Continua a leggere

Ordine inquieto

(L’opera scelta come copertina è di Mariaconcetta Giuntini.
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Io sono quella che di notte
ascolta tutti gli altri respirare,
ho bisogno di vegliare sulla casa
di girare frenetica su tutto… Continua a leggere

Aforismi per una poesia con i piedi per terra (Turina)

(L’opera scelta come copertina è di Sara Scaramelli.
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Ogni tanto mi chiedo che fine abbia fatto (tra i tanti di cui non ho più notizie) Isacco Turina, un altro che ha scelto la via della solitudine (ne ho trovato un accenno soltanto qui, in fondo all’articolo). Le sue idee sulla poesia (vedere qui di seguito i suoi aforismi) mi trovavano (e trovano) in sintonia, anche se poi, ovviamente, sull’applicazione concreta, sulla valutazione del testo, c’era (c’è) sempre da compiere un lungo viaggio…

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L’ordine della scrittura

(L’opera scelta come copertina è di Maria Chiara Petrone.
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non è volontà rendere chiarezza
per chiarezza, osso per osso,
onore per onore: è più difesa
ordinata ordinare la scrittura.
tardi arriva il sesso, a darne Continua a leggere

Il bene di vivere

La solitudine è la tentazione più grama, scriveva Riccardo Ielmini…

La solitudine è la tentazione
più grama, ma come eravamo belli
a metà degli anni Ottanta, a lezione
di latino, con la nostra purezza
ancora tutta da contaminare,
e come siamo belli adesso, tutti
sporchi e un po’ disperati, siamo belli
proprio, aggrappati ancora a qualche fiaba,
alla faccia di Dio nella faccia
che rimanda lo specchio alla mattina,
alla gioia molesta di tornare
belli come eravamo negli Ottanta,
prima di questa tentazione
della solitudine […]

Riccardo Ielmini

La poesia di Riccardo Ielmini ha già avuto modo di imporsi all’attenzione generale. Ora, con i testi inclusi nel quaderno collettivo Quattro poeti (edizioni Ares), abbiamo l’opportunità di leggere un poeta che ha raggiunto la piena consapevolezza di ciò che sta facendo: lo dimostra il passo sicuro e riconoscibile, che dispiega in un testo sempre abbastanza lungo, in pochi, accavallati periodi, una serie di pensieri, embricati in modo apparentemente trascurato, al limite contraddittorio, che lentamente ti avvince, non senza però averti pizzicato con qualche tratto irritante. A questo servono infatti certi aggettivi in esubero, certe marche esibite che delineano un mondo, una visione precisa della realtà, connotata finanche generazionalmente: si pensi «ai cinema all’aperto, alle serate / di liscio e mazurca sul lungolago», all’«armadio di maglioni / di lana e cassetti di nebbia e dischi / di simon & garfunkel», a tutto un regesto, insomma, che racconta i «desideri sempre più precisi, / e più colpevoli» di chi è «Venuto al mondo nel ‘73» in una brumosa provincia del nord.

Perché questa “posa”?

L’autore non cerca la dizione smaltata, vuole sporcarsi con la fetta di realtà che gli è propria per dimostrare, infine, che lo scatto poetico decisivo si compie, impercettibilmente, dentro questa cornice, dentro questa esatta aderenza. Per superare il lutto novecentesco e celebrare il “bene di vivere”, vale a dire per assumersi quella responsabilità lasciata vacante da chi ha cantato per un secolo soltanto il “male” dell’esistenza, non serve un trucco stilistico. I conti col Novecento si fanno dentro di sé. Dunque, il lettore non tarderà a scoprire, nel tono dimesso e in tutta la tradizione rimasticata in questi versi, lo scatto di un uomo che supera la soglia della maturità: come nella poesia che ci mostra i «fratelli ielmini / a piedi nella nebbia / vicino a lampugnano / a un passo dallo stadio di san siro», che finisce dicendo che sono loro, come tutti, il sale della terra. Nel «ciao» che suggella la visione, vediamo l’inchino impertinente di un poeta che, in giacca a cravatta, si congeda da un secolo ed entra nel suo tempo con l’umile determinazione di chi sa chi è e che cosa vuole.

(da Mosse per la guerra dei talenti, 2007)

 

Nessuno è innocente

(L’opera scelta come copertina è di Francesco Manenti.
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La donna che amo non ama la vita.
Un’angoscia presente, il desiderio di un figlio, la casta
sfrontatezza di uno scroscio di vento
passano ferme al suo affanno, al mio tremito
di madre e di foglia. Siamo una nidiata di topi.
La donna che amo non è la vita che amo.
Cadono piano, interiori, balenanti cascate di gigli
sul chiamarla mia madre, mia doglia. Continua a leggere

La storia da tramandare ai figli

(L’opera scelta come copertina è di Anna Gritti.
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Ecco un altro articolo che avevo incluso in Mosse per la guerra dei talenti. Mi sembra che questa serie di letture, che prendevano a pretesto alcuni versi di poeti della mia generazione, sia una sorta di manualetto di poetica. Continua a leggere

L’aeropoeta Riccardo Averini

Vi avevo già raccontata la strana vicenda del personaggio del mio romanzo diventato reale. Ebbene, Alberto Toninello ha da poco dato alle stampe il volume L’aeropoeta Riccardo Averini. Intimista Futurista Diplomatico (GI&EMME edizioni, per informazioni: 049 9101032).

In apertura del libro è lo stesso Toninello (nipote del poeta futurista, in quanto figlio della sorella Emilia) a ricordare la genesi di questa sua monografia: la lettura di Tutte le voci di questo aldilà lo spinse a prendere contatto con me. Mi chiese se per caso l’omonimo personaggio del mio romanzo avesse qualcosa a che vedere con suo zio. Gli risposi in questi termini: Continua a leggere