Il Pipita e Chiello

Rubrica di valutazione di un testo (1)

La griglia (o rubrica, come personalmente preferirei chiamarla) di valutazione è lo strumento utilizzato dal docente per rendere oggettiva, per quanto possibile, la propria valutazione. Ciò va a vantaggio anzitutto dell’alunno, che può comprendere meglio la propria prestazione e coglierne i punti di forza e i punti critici, ma è utile sia al docente sia alle famiglie come garanzia di professionalità. Serve peraltro per uniformare la valutazione tra docenti diversi. Una griglia (o rubrica) di valutazione dovrebbe risultare così chiara da poter essere utilizzata da altri, ottenendo il medesimo riscontro. Ovviamente, un alunno deve essere consapevole su che cosa e su come verrà valutato prima di affrontare la prova (e, in generale, una famiglia deve conoscere programmi e sistemi valutativi di una scuola anche in fase di scelta della medesima: per questo esistono documenti come il PTOF).

Le questioni inerenti alla valutazione scolastica sono comunque varie e complesse: ne ho trattate alcune preliminari QUI.

Ora però concentriamoci sulla Rubrica di valutazione di un elaborato di italiano (o di altra lingua, eventualmente), entrando maggiormente in aspetti tecnici.

I fondamenti che stanno alla base della griglia che vi illustrerò sono stati spiegati in questi articoli:

Il testo
La coerenza testuale
La coesione testuale
La valutazione sintetica e intuitiva

Cominciamo col risolvere tre problemi di approccio.

Primo problema: chiarezza, sintesi e utilità

Ci sono rubriche (potete ovviamente reperirne un’infinità in rete) che si presentano bene: non troppe voci, apparentemente comprensibili, con descrittori “chiari”. Nel nostro caso, di primo acchito diremmo: è importante che un testo sia scritto in modo corretto e contenga buone idee: forma e contenuto, insomma. Che altro serve? Serve capire che forma e contenuto non sono separati e il loro intreccio genera molteplici piani, dall’equilibrio dinamico (vedere in tal senso il post già indicato: Il testo).
Proponiamo un esempio, che traggo proprio da una delle prime griglie che mi suggerisce Google. La voce recita: Padronanza della lingua, capacità espressive logico linguistiche. Ecco come è declinata (ricordiamo che il livello C corrisponde alla sufficienza):

E – L’espressione presenta gravi e numerosi errori (0 punti)
D – Si esprime in modo scorretto pur se comprensibile; usa un lessico improprio (0,5 punti)
C – L’esposizione presenta solo alcuni errori; usa un lessico ancora un po’ limitato, ma corretto (1 punto)
B – Si esprime con fluidità e con buona coesione sintattica, pur con occasionali incertezze; usa un lessico appropriato (1,5 punti)
A – Si esprime con fluidità, con buona coesione sintattica e correttezza formale; usa un registro linguistico appropriato (2 punti)

Aspetti positivi della rubrica: l’attribuzione di un punteggio. In questo modo saprò quanto inciderà questa singola voce all’interno della valutazione finale.

Aspetti negativi: la voce di questa rubrica è complessa, perché mescola piani diversi, come appare già chiaro dalla dicitura (qualcuno potrebbe essere perfettamente logico in un ragionamento ma avere difficoltà linguistiche…). Non è impossibile, infatti, trovarsi di fronte a un testo che “si esprime con fluidità” (liv. A) anche se “usa un lessico ancora un po’ limitato, ma corretto” (liv. C). Inoltre: che significa che un elaborato “si esprime in modo scorretto pur se comprensibile”? Significa che è costellato di errori ortografici, oppure non contiene alcun errore ma semplicemente non è logico? Oppure ci sono solo errori nella gestione dei tempi verbali e/o nella coniugazione?

(I casi della vita: svolgendo alcuni compiti di grammatica, mio figlio, nella stanza di fianco, ha appena scritto: “Higuain ha giocato bene, dunque ha segnato due gol”. Direi che, con questo micro esempio, siamo di fronte a buona padronanza della lingua, ma il periodo non è logico: si può infatti giocare bene e non marcare reti…)

Inoltre, per finire: quante imprecisioni servono per “scattare di livello”? Con quanti errori ortografici, per esempio, si rischia di non prendere nemmeno un punto? Einstein, ne sono certo, si sarebbe già adesso giocato il 10 complessivo.

Da questo esempio arriviamo a una conclusione: sintesi e chiarezza non vanno di pari passo. Il testo è per sua natura complesso: una rubrica di valutazione troppo semplice e sintetica risulterà una mistificazione. Per essere utile, una rubrica di valutazione deve risultare chiara, ma anche analitica.

Secondo problema: che cosa misura una rubrica?

Una griglia deve valutare ciò che è nel testo o è desumibile dal testo – o, al più, dall’osservazione del docente durante lo svolgimento della prova, purché questo sia stato chiarito e risulti opportunamente documentato dalla griglia stessa.

Pare una banalità, eppure una delle incoerenze nella prassi valutativa di un docente è quella di desumere dai risultati delle prove determinate abilità/competenze oppure caratteristiche dell’alunno. Raccontiamolo in modo semplice: un ragazzo che ha sempre ottenuto il massimo dei voti in una materia, avrà per forza un ottimo metodo di studio… E invece non è detto che sia così. Magari è semplicemente intelligente e portato per la materia e, pur studiando poco e male, spicca rispetto ai compagni.

Non ho intenzione di dilungarmi con esempi e analisi, ma il problema è scolasticamente strategico. La scuola è chiamata a “certificare competenze” che spesso desume da prove e attività scolastiche, con relative rubriche di valutazione, che nulla hanno a che vedere con quelle competenze (del resto spesso difficilmente incardinabili in esercizi, verifiche, richieste specifiche di prestazioni… Ma questo è un altro discorso).

Terzo problema: non è il caso di partire dalle prove, a loro volta nate per verificare determinate competenze, per costruire una rubrica di valutazione?

Espresso in termini più chiari: è possibile prevedere prima di un percorso di apprendimento tutte le rubriche che si utilizzeranno? Non sarebbe sensato anzi, idealmente, definire per ogni prova una propria specifica rubrica? Ce la caveremo con una risposta diplomatica, in questo caso. Un buon professionista, pur se a fronte di un gravoso impegno nella progettazione didattica, dovrebbe saper prevedere abbastanza bene prove e quindi griglie valutative. Tuttavia, i processi di apprendimento di un individuo e di una classe spesso sono effettivamente sorprendenti. C’è la possibilità, quindi, che a un certo punto dell’anno sia utile predisporre una nuova tipologia di lavoro e di prestazione, quindi una griglia pensata appositamente. Nel nostro caso specifico, comunque, si è ipotizzata una griglia che si presta anche a essere adattata, come spiegheremo. Questo dovrebbe aggirare sostanzialmente il problema.

 

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