Le Muse, le Sirene e gli Angeli

1. La letteratura e l’arte sono la memoria dell’umanità.

2. La memoria degli uomini, lo sappiamo, è più vasta e misteriosa della breve esperienza individuale. Comprende la memoria della specie, in cui ci sono terre d’oblio, improvvise agnizioni, terribili rimozioni, mostri dell’immaginazione, paure ancestrali, simboli occulti, archetipi. Il nuovo e l’antico si rispecchiano e si deformano. Il nuovo è l’antico. “C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole, / anzi d’antico: io vivo altrove”, recitiamo seguendo l’aquilone di Pascoli. E già siamo in quel luogo originario di cui parla anche De Angelis: “In noi giungerà l’universo, / quel silenzio frontale dove eravamo / già stati”. Nella costellazione tracciata dalle opere, la nostra singolarità si apre al genere umano: al fondo dell’io, affermava Caproni, troviamo il noi. Per questo i classici continuano a parlarci, a scolpire la nostra identità. Sono la nostra memoria a lungo termine, da preservare con cura, mentre il presente ci consuma e le voci contemporanee combattono per scampare alle fiamme della fatuità. E la battaglia è davvero cruenta, perché si è fatta globale: le voci sono tanto molteplici e confuse che la letteratura sembra non essere più sostenibile, perché non più in grado di generare memoria. Continua a leggere

La letteratura italiana non esiste più

La letteratura italiana non esiste più.

Questo non è un giudizio, è una constatazione.

Non si tratta di ripetere ipocritamente che gli scrittori, oggi, sono mediocri, che i libri sono merce determinata dal mercato, che il genio italico si è perduto con la deriva geopolitica del nostro Paese. Autori ambiziosi, guidati da un’immagine alta di letteratura, ancora ce ne sono, per quanto siano misconosciuti e costretti, nella migliore delle ipotesi, a resistere in qualche nicchia (ma la tendenza è addirittura quella di darsi alla macchia). Romanzi che non siano solo storie, ma anche oggetti linguistici pulsanti, corpi verbali attraversati da una musica propria, azzardi esistenziali, ancora se ne trovano – se si ha voglia di cercare. Continua a leggere

Esperimento di lettura di un libro di poesia

Non so chi diavolo sia Michele De Virgilio, che pure è stato così gentile da contattarmi sui social e da proporsi per una recensione su questo sito. No, non è l’attore, ma un giovane poeta (sì, lo so, l’epidemia non si arresta) nei cui versi mi sono imbattuto. Ma tento con lui l’esperimento di una “non-recensione”, di una lettura vera, lineare, contraddittoria. Vada come vada, questa sarà pura fenomenologia letteraria.  Continua a leggere

La poesia è finita

Lo certifica anche Cesare Viviani. Ma ovviamente non è vero, perché la poesia non può finire. A essere finita è dunque una società, quella che lo stesso Viviani ha in parte sperimentato, e di cui patisce la nostalgia. Quella che alimentava la tradizione, che poi si è interrotta. Così oggi ci sono anche poeti di successo, libri in versi che vendono, tutto un pullulare di artisti. Ma in questo spettacolo niente si sedimenta: restano calici vuoti, incontri effimeri, promesse vane.

Io la società (elitaria, aristocratica) in cui la poesia poteva trovare un margine di significato e di prestigio non l’ho mai esperita. Ne ho percepito il vento, l’ultimo respiro. E ho provato a salvarne una cellula staminale. Non posso concedermi il privilegio della nostalgia, dunque. Sono abituato al vuoto, resto insensibile alle lusinghe dell’happy hour.

Per questo, mi fanno compagnia alcune precise riflessioni che Cesare Viviani ha raccolto nel suo libretto. Ve ne ripropongo un paio: Continua a leggere

Il suono profondo delle cose: incontro con Roberto Mussapi

«…Ora però devo riattaccare. Richiamami più tardi… Devo rilasciare un’intervista a un romeno… (mi guarda sorridendo)… Sì, sarà un po’ difficoltoso… Mah, parleremo in latino… Non ci credi, eh?».

Assistendo divertiti alla gag telefonica di Mussapi, la mente all’improvviso viene riattraversata da alcuni suoi versi:

Poi dal telefono giunse quella voce
remota, come fluttuante tra sponde ondose,
e io udii la mia stessa come riverberata
nella sua, le appartenne,
come le sillabe tornano al respiro del mare… Continua a leggere

Tutta colpa dell’ermetismo

Fino a qualche anno fa ero una specie di super esperto di poesia contemporaneissima. Qualcuno suggeriva un nome e, per quanto si trattasse di un poeta giovane, esordiente, praticamente inedito, quasi certamente non mi era ignoto.

Ora, ovviamente, non è più così. Sono rinsavito, almeno un poco. Però ogni tanto mi capita di lasciarmi incuriosire da qualche nuova proposta. Talvolta, per esempio, sbircio sul sito di quella che fu la “mia” rivista (anche se, a sfogliarlo, risulto a tutti gli effetti rimosso), che è diventata sul web un emporio senz’anima. Oppure, su siti di maggiore personalità, incappo in articoli come questo.

Ecco, adesso vi butto lì la mia tronfia, non richiesta, sommaria, incontestabile impressione d’autore su tutti i nuovi poeti. Continua a leggere

La voce che ci espone. Umberto Fiori

Milano, 3 febbraio 1997

Marco per favore non suonare il campanello. Entra pure, la porta è aperta.

Il biglietto, sulla soglia dell’appartamento, mi invita a gettare lo sguardo su un corridoio semibuio. Un po’ impacciato, muovo il primo passo oltre la porta e in fondo al corridoio si affaccia Umberto Fiori, che viene ad accogliermi. «Siamo appena riusciti a far addormentare Cecilia…», mi sussurra. Continua a leggere

Aprile dei ricordi e dei rimorsi: Gianni D’Elia

Pesaro, 9 aprile 1997

 

                                                      Ora posso dire
che questa è la nostra vera colpa. La mia non è

una generazione che non ha sognato: ha sognato
male, senza saperlo, senza la coscienza e la cultura
e la poesia che sono necessari al sogno
G. D’Elia

L’esile filo azzurro che tento di seguire dal treno che mi porta a Pesaro, mi pare talvolta essere un’intuizione. È là fuori, semplice e terribile, per chiunque lo guardi o pensi, ma con una bellezza diversa per ognuno, custode della solitudine di tutti.

Il ricordo dei versi di D’Elia, che rileggevo, si mischia alle sensazioni dettate dal viaggio e dalla situazione, e da alcuni ricordi personali, violenti. L’impasto della mia vita con questo nuovo paesaggio e con la poesia è dolceamaro, perciò mi appendo, fin che posso, a quel filo azzurro che corre, alla sua assoluta presenza. Continua a leggere

Vittorio Sereni, il fantasma del lago

Il fantasma del lago

Voi morti non ci date mai quiete
Sereni

Di tanto in tanto torna a visitarmi lo spettro di Sereni – questo poeta costretto a vagare irredento tra le rovine del secolo passato, senza trovare requie, tagliato fuori dalla storia, smarrito nel suo interregno «tra due epoche morte dentro noi». Viene in «una notte di passi e di rintocchi» per mormorarmi: «Ma dimmi una sola parola / e serena sarà l’anima mia». Mi tormenta indispettito con un soffio di vento: «facciamola finita fammi fuori», come fossi veramente io il suo killer. Mi accompagna come un padre davanti al mito dell’amore giovanile, assoluto, che tutti portiamo dentro, per insegnarmi l’orgoglio dell’uomo: «Non si perdona a una donna un amore bugiardo, / l’ameno paesaggio d’acque e foglie / che si squarcia svelando / radici putrefatte, melma nera». Poi singhiozza con me in disparte sul nero di tutta l’esistenza: «Ma nulla senza amore è l’aria pura / l’amore è nulla senza la gioventù». Poi spezza l’indugio elegiaco, tanto che io m’illudo di sentire la sua mano forte sulla spalla mentre m’insegna la solidarietà tra gli uomini, la pietra dell’amicizia che sempre deve difenderci: «Un grande amico che sorga alto su me / e tutto porti me nella sua luce, / che largo rida ove io sorrida appena / e forte ami ove io accenni a invaghirmi…». Eppure, appena mi volto, è già scomparso, e non faccio mai in tempo a interrogarlo, a provare a chiedergli del suo (mio?) nodo irrisolto. Continua a leggere

Brullo come San Paolo, eretico e colossale

Davide Brullo è un tarlo che si è insediato subito nel Grande Codice, se ne è nutrito, andando soprattutto a rovistare nelle pieghe recondite, nelle varianti, in ciò che soggiaceva ancora inerte, in attesa di essere risvegliato. Ha perciò iniziato una furiosa attività di traduzione, volta a rigirare la cenere e riattizzare fiamme pericolose e ispirate. Si ustiona con gioiosa santità di eretico da sempre, Davide Brullo. Continua a leggere