Acero

La gentilezza dell’acero (poesie di Quattrone)

Essermi occupato per molti anni di poesia anche come critico e in particolare attraverso l’attività di una rivista specializzata, mi ha dato il privilegio di seguire il percorso di diversi autori, e in particolare di alcuni poeti minori – laddove minori, come intendeva Eliot, non significa inessenziali rispetto all’epoca o incapaci di trovare accenti personali e spunti di perfezione assoluta.

Tra i tanti “poeti nel limbo” mi fa piacere rileggere in questi giorni Alessandro Quattrone, autore della raccolta La gentilezza dell’acero (Passigli, 2018). Senza pretesa di lucidità valutativa, l’impressione che ne ricavo è di una riconoscibilità che tuttavia marca un passo di maggiore emblematicità, forse anche grazie a una saggezza creaturale che si fa ancor più evidente. Continua a leggere

Ronaldo alla Juve?

L’effetto Bruscolotti (su Ronaldo alla Juve)

Così, le rovesciate a volte sono strepitose, anche fuori dal campo. In queste ore, infatti, l’odiato e ammirato nemico sportivo, Cristiano Ronaldo, sta flirtando con la Juve. E odio e amore si riscoprono vicini, due estremi di un cerchio che tende a chiudersi.

Ovviamente, non so come andrà a finire. Appartengo in questo caso al gruppo degli scettici, non tanto per prudenza economica o per scaramanzia, ma perché avrei qualcosa da discutere sull’indiscutibile campione. Continua a leggere

Bordocampo

Misuro la povertà del Paese

Misuro la povertà del Paese, in questo mese di Mondiali senza Italia, dai campetti di provincia dove i miei figli chiudono la stagione sportiva.

La scena è spesso deprimente, con genitori incarogniti che insultano l’arbitro e allenatori che puntano a vincere il torneo della salamella anziché preoccuparsi di insegnare calcio. I più educati sono gli immigrati: silenziosi, in disparte, sempre pronti a essere guardati con sospetto. Continua a leggere

Controfattura

Controfattura per Lorenzo Ostuni, Favij

Per compiere il rito preannunciato ieri, dovrò sacrificare un figlio, e mescolare nella sua mente Sublime e Banale. Sarà lui, perciò, ad assorbire l’incubo che mi perseguita.

Valgono qui i versi sacri scritti dal poetaContinua a leggere

Favij

L’incubo Favij

L’altro giorno mi sono addormentato e ho avuto un incubo – che poi all’inizio sembrava un sogno, anzi, proprio un bel sogno. Ero infatti diventato Favij: giovane, carino, circondato da bella gente,  con la fila di sciacquette che mi facevano il filo, insomma lo youtuber per antonomasia, il predestinato capace di far palate di denaro con una vita di cazzeggio. Il creator più popolare d’Italia. Continua a leggere

Roberto Mussapi

Il suono profondo delle cose: incontro con Roberto Mussapi

«…Ora però devo riattaccare. Richiamami più tardi… Devo rilasciare un’intervista a un romeno… (mi guarda sorridendo)… Sì, sarà un po’ difficoltoso… Mah, parleremo in latino… Non ci credi, eh?».

Assistendo divertiti alla gag telefonica di Mussapi, la mente all’improvviso viene riattraversata da alcuni suoi versi:

Poi dal telefono giunse quella voce
remota, come fluttuante tra sponde ondose,
e io udii la mia stessa come riverberata
nella sua, le appartenne,
come le sillabe tornano al respiro del mare… Continua a leggere

Oscurità e chiarezza

Chiarezza e morte (di Andrea Ponso)

Ancora riflessioni su chiarezza e oscurità in poesia

di Andrea Ponso

Il problema sollevato dall’articolo di Umberto Fiori si presta, a mio avviso, a ulteriori considerazioni, perché, attorno a quel nucleo si aggirano questioni veramente fondamentali e fondanti, soprattutto per la nostra generazione che si trova a dover fare i conti con una sorta di ricapitolazione generale dei modi di fare arte, nel tentativo di proporre un superamento di dinamiche ormai prive della forza che le ha generate e resesi, quindi, se non di ostacolo, insufficienti per poter instaurare un rapporto di cosiddetto “ritorno al reale”. Infatti, ed è bene dirlo fin dal principio, è di questo che si parla ed è questo che è in gioco. Ma tale obiettivo, che probabilmente non si raggiunge prima della poesia oppure dopo, ma “contemporaneamente”, è sempre stata fonte di infiniti equivoci, di forzature e di imponenti sovrapposizioni ideologiche. Continua a leggere

Eugenio Montale

Gli sciacalli di Montale (Umberto Fiori su chiarezza e oscurità in poesia)

L’altro giorno mi è capitato di fare un riferimento al tema della chiarezza e dell’oscurità in poesia. Mi è tornato perciò in mente questo bel saggio di Umberto Fiori, che vi ripropongo

Gli “sciacalli” di Montale. Riflessioni su oscurità e chiarezza in poesia

Nessuno scriverebbe poesie
se il problema della poesia
fosse quello di farsi capire.
Eugenio Montale

Nel febbraio del 1950 Eugenio Montale forniva, sul «Corriere della Sera», la chiave di lettura di due poesie tra le sue più oscure, il mottetto Lontano, ero con te quando tuo padre, quarto della serie nelle Occasioni, e il sesto, quello «degli sciacalli», rivelandone i moventi e ricostruendone il contesto (1). Quali reazioni abbiano prodotto allora le due “spiegazioni”, non mi è noto; posso dire che a me, quando le trovai nel volume di scritti Sulla poesia (1976) diedero un senso di liberazione, ma anche di delusione, e di irritazione. Fin da ragazzino mi ero chiesto cosa c’entrassero gli sciacalli con la signora a cui il poeta si rivolgeva, chi fossero “i” Cumerlotti e “gli” Anghébeni (che istintivamente associavo a Capuleti e Montecchi), e perché intorno a loro scoppiassero spolette e accorressero squadre. A imitazione degli adulti, continuavo anch’io ad ammirare gli abiti nuovi dell’imperatore, pensando: capirò da grande. Invece, niente: nonostante l’età e gli studi l’enigma restava, e chiedere lumi a qualcuno diventava sempre più imbarazzante. Continua a leggere

Clava sull'ermetismo d'oggidì

Tutta colpa dell’ermetismo

Fino a qualche anno fa ero una specie di super esperto di poesia contemporaneissima. Qualcuno suggeriva un nome e, per quanto si trattasse di un poeta giovane, esordiente, praticamente inedito, quasi certamente non mi era ignoto.

Ora, ovviamente, non è più così. Sono rinsavito, almeno un poco. Però ogni tanto mi capita di lasciarmi incuriosire da qualche nuova proposta. Talvolta, per esempio, sbircio sul sito di quella che fu la “mia” rivista (anche se, a sfogliarlo, risulto a tutti gli effetti rimosso), che è diventata sul web un emporio senz’anima. Oppure, su siti di maggiore personalità, incappo in articoli come questo.

Ecco, adesso vi butto lì la mia tronfia, non richiesta, sommaria, incontestabile impressione d’autore su tutti i nuovi poeti. Continua a leggere

La voce che ci espone. Umberto Fiori

Milano, 3 febbraio 1997

Marco per favore non suonare il campanello. Entra pure, la porta è aperta.

Il biglietto, sulla soglia dell’appartamento, mi invita a gettare lo sguardo su un corridoio semibuio. Un po’ impacciato, muovo il primo passo oltre la porta e in fondo al corridoio si affaccia Umberto Fiori, che viene ad accogliermi. «Siamo appena riusciti a far addormentare Cecilia…», mi sussurra. Continua a leggere