Roberto Mussapi

Il suono profondo delle cose: incontro con Roberto Mussapi

«…Ora però devo riattaccare. Richiamami più tardi… Devo rilasciare un’intervista a un romeno… (mi guarda sorridendo)… Sì, sarà un po’ difficoltoso… Mah, parleremo in latino… Non ci credi, eh?».

Assistendo divertiti alla gag telefonica di Mussapi, la mente all’improvviso viene riattraversata da alcuni suoi versi:

Poi dal telefono giunse quella voce
remota, come fluttuante tra sponde ondose,
e io udii la mia stessa come riverberata
nella sua, le appartenne,
come le sillabe tornano al respiro del mare… Continua a leggere

Oscurità e chiarezza

Chiarezza e morte (di Andrea Ponso)

Ancora riflessioni su chiarezza e oscurità in poesia

di Andrea Ponso

Il problema sollevato dall’articolo di Umberto Fiori si presta, a mio avviso, a ulteriori considerazioni, perché, attorno a quel nucleo si aggirano questioni veramente fondamentali e fondanti, soprattutto per la nostra generazione che si trova a dover fare i conti con una sorta di ricapitolazione generale dei modi di fare arte, nel tentativo di proporre un superamento di dinamiche ormai prive della forza che le ha generate e resesi, quindi, se non di ostacolo, insufficienti per poter instaurare un rapporto di cosiddetto “ritorno al reale”. Infatti, ed è bene dirlo fin dal principio, è di questo che si parla ed è questo che è in gioco. Ma tale obiettivo, che probabilmente non si raggiunge prima della poesia oppure dopo, ma “contemporaneamente”, è sempre stata fonte di infiniti equivoci, di forzature e di imponenti sovrapposizioni ideologiche. Continua a leggere

Eugenio Montale

Gli sciacalli di Montale (Umberto Fiori su chiarezza e oscurità in poesia)

L’altro giorno mi è capitato di fare un riferimento al tema della chiarezza e dell’oscurità in poesia. Mi è tornato perciò in mente questo bel saggio di Umberto Fiori, che vi ripropongo

Gli “sciacalli” di Montale. Riflessioni su oscurità e chiarezza in poesia

Nessuno scriverebbe poesie
se il problema della poesia
fosse quello di farsi capire.
Eugenio Montale

Nel febbraio del 1950 Eugenio Montale forniva, sul «Corriere della Sera», la chiave di lettura di due poesie tra le sue più oscure, il mottetto Lontano, ero con te quando tuo padre, quarto della serie nelle Occasioni, e il sesto, quello «degli sciacalli», rivelandone i moventi e ricostruendone il contesto (1). Quali reazioni abbiano prodotto allora le due “spiegazioni”, non mi è noto; posso dire che a me, quando le trovai nel volume di scritti Sulla poesia (1976) diedero un senso di liberazione, ma anche di delusione, e di irritazione. Fin da ragazzino mi ero chiesto cosa c’entrassero gli sciacalli con la signora a cui il poeta si rivolgeva, chi fossero “i” Cumerlotti e “gli” Anghébeni (che istintivamente associavo a Capuleti e Montecchi), e perché intorno a loro scoppiassero spolette e accorressero squadre. A imitazione degli adulti, continuavo anch’io ad ammirare gli abiti nuovi dell’imperatore, pensando: capirò da grande. Invece, niente: nonostante l’età e gli studi l’enigma restava, e chiedere lumi a qualcuno diventava sempre più imbarazzante. Continua a leggere

Clava sull'ermetismo d'oggidì

Tutta colpa dell’ermetismo

Fino a qualche anno fa ero una specie di super esperto di poesia contemporaneissima. Qualcuno suggeriva un nome e, per quanto si trattasse di un poeta giovane, esordiente, praticamente inedito, quasi certamente non mi era ignoto.

Ora, ovviamente, non è più così. Sono rinsavito, almeno un poco. Però ogni tanto mi capita di lasciarmi incuriosire da qualche nuova proposta. Talvolta, per esempio, sbircio sul sito di quella che fu la “mia” rivista (anche se, a sfogliarlo, risulto a tutti gli effetti rimosso), che è diventata sul web un emporio senz’anima. Oppure, su siti di maggiore personalità, incappo in articoli come questo.

Ecco, adesso vi butto lì la mia tronfia, non richiesta, sommaria, incontestabile impressione d’autore su tutti i nuovi poeti. Continua a leggere

La voce che ci espone. Umberto Fiori

Milano, 3 febbraio 1997

Marco per favore non suonare il campanello. Entra pure, la porta è aperta.

Il biglietto, sulla soglia dell’appartamento, mi invita a gettare lo sguardo su un corridoio semibuio. Un po’ impacciato, muovo il primo passo oltre la porta e in fondo al corridoio si affaccia Umberto Fiori, che viene ad accogliermi. «Siamo appena riusciti a far addormentare Cecilia…», mi sussurra. Continua a leggere

Gianni D'Elia

Aprile dei ricordi e dei rimorsi: Gianni D’Elia

Pesaro, 9 aprile 1997

 

                                                      Ora posso dire
che questa è la nostra vera colpa. La mia non è

una generazione che non ha sognato: ha sognato
male, senza saperlo, senza la coscienza e la cultura
e la poesia che sono necessari al sogno
G. D’Elia

L’esile filo azzurro che tento di seguire dal treno che mi porta a Pesaro, mi pare talvolta essere un’intuizione. È là fuori, semplice e terribile, per chiunque lo guardi o pensi, ma con una bellezza diversa per ognuno, custode della solitudine di tutti.

Il ricordo dei versi di D’Elia, che rileggevo, si mischia alle sensazioni dettate dal viaggio e dalla situazione, e da alcuni ricordi personali, violenti. L’impasto della mia vita con questo nuovo paesaggio e con la poesia è dolceamaro, perciò mi appendo, fin che posso, a quel filo azzurro che corre, alla sua assoluta presenza. Continua a leggere

Sereni, il fantasma del lago

Vittorio Sereni, il fantasma del lago

Il fantasma del lago

Voi morti non ci date mai quiete
Sereni

Di tanto in tanto torna a visitarmi lo spettro di Sereni – questo poeta costretto a vagare irredento tra le rovine del secolo passato, senza trovare requie, tagliato fuori dalla storia, smarrito nel suo interregno «tra due epoche morte dentro noi». Viene in «una notte di passi e di rintocchi» per mormorarmi: «Ma dimmi una sola parola / e serena sarà l’anima mia». Mi tormenta indispettito con un soffio di vento: «facciamola finita fammi fuori», come fossi veramente io il suo killer. Mi accompagna come un padre davanti al mito dell’amore giovanile, assoluto, che tutti portiamo dentro, per insegnarmi l’orgoglio dell’uomo: «Non si perdona a una donna un amore bugiardo, / l’ameno paesaggio d’acque e foglie / che si squarcia svelando / radici putrefatte, melma nera». Poi singhiozza con me in disparte sul nero di tutta l’esistenza: «Ma nulla senza amore è l’aria pura / l’amore è nulla senza la gioventù». Poi spezza l’indugio elegiaco, tanto che io m’illudo di sentire la sua mano forte sulla spalla mentre m’insegna la solidarietà tra gli uomini, la pietra dell’amicizia che sempre deve difenderci: «Un grande amico che sorga alto su me / e tutto porti me nella sua luce, / che largo rida ove io sorrida appena / e forte ami ove io accenni a invaghirmi…». Eppure, appena mi volto, è già scomparso, e non faccio mai in tempo a interrogarlo, a provare a chiedergli del suo (mio?) nodo irrisolto. Continua a leggere

La celeberrima statua di Ronaldo, l'Antagonista della saga Real Madrid - Juventus

La sfida Real – Juventus come letteratura

Onore al campione. Nella partita di andata, persa fragorosamente in casa dalla Juventus per 0 a 3, tutti gli juventini allo stadio si sono alzati ad applaudire Ronaldo, in occasione della magnifica rovesciata che per la seconda volta metteva la palla in rete. Così, in letteratura, non ci si dovrebbe sorprendere se uno scrittore rende merito a un “rivale”. Ma non accade quasi mai.

L’eroe antipatico. Eppure Ronaldo si può ammirare, ma non si può amare. È un fenomeno, si applica in modo maniacale, ma è anche una primadonna insopportabile. Impone la tirannia e l’idolatria. Si nutre dell’odio che suscita, pretende di piegarlo in venerazione. Così nella vita i vincenti risultano spesso antipatici e, in letteratura, hanno il loro fascino anche gli antagonisti. Ronaldo è l’antagonista – a prescindere. Continua a leggere

Abbraccio fra San Pietro e San Paolo

Brullo come San Paolo, eretico e colossale

Davide Brullo è un tarlo che si è insediato subito nel Grande Codice, se ne è nutrito, andando soprattutto a rovistare nelle pieghe recondite, nelle varianti, in ciò che soggiaceva ancora inerte, in attesa di essere risvegliato. Ha perciò iniziato una furiosa attività di traduzione, volta a rigirare la cenere e riattizzare fiamme pericolose e ispirate. Si ustiona con gioiosa santità di eretico da sempre, Davide Brullo. Continua a leggere

Difesa della vacanza

Difesa della vacanza

Il riposo è un tempo prezioso nella vita di ognuno. Lo inquiniamo spesso con uno svago coatto, lo avveleniamo con intrattenimenti indotti o con altri impegni-impedimenti accumulati durante le settimane di lavoro. Lo rendiamo inerte, privo di arte. E invece l’ozio sarebbe il tempo da dedicare a ciò che si ama. Continua a leggere