Tag Archivio per: NARRATIVA CONTEMPORANEA

Io leggo. Tu leggi?

Premessa

La questione è annosa, ma ogni tanto tocca tornarci su (ne avevo già scritto sul mio sito, e vi invito a leggere). Non è un fatto personale, riguarda tutti gli scrittori che, in qualche modo, restano disponibili nei confronti di chi vorrebbe sottoporre loro qualche testo, benché ciò non rientri nelle loro mansioni e non sia un’attività retribuita. Anzi, per trovare il tempo per questo sovrappiù di impegno gratuito, devono sottrarre ore alle proprie letture/scritture, nonché alle incombenze pratiche della vita, per non parlare delle attenzioni dovute alle persone care. Ma c’è ancora chi crede nella gratuità, nella gentilezza, nella sorpresa del bene. Appartengo a questa categoria di ingenui. Molti altri scrittori invece, e con ragioni sacrosante, tagliano alla radice il problema e scelgono fra varie opzioni, per esempio: a) non leggono ciò che viene mandato loro o comunque non rendono conto in alcun modo di ciò che la posta riversa sulle loro scrivanie, reali o virtuali (anche semplicemente rispondere alle mail, a un certo punto, diventa un’interferenza importante); b) per essere letti, chiedono esplicitamente un compenso. Ovviamente, periodicamente sono tentato io stesso di cambiare categoria.

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Come si costruisce un canone

Immaginiamo un’antologia che voglia raggruppare i migliori autori di una data epoca.

Quanti dovrebbe accoglierne? Per definizione, se si tratta di un’antologia che lavora in una prospettiva canonizzante, dovrebbe essere un numero ristretto. Ma che significa “ristretto”? Devono essere pochi in termini assoluti oppure in proporzione rispetto alle proposte editoriali e agli autori che si presume siano meritevoli? Crediamo ancora nelle triadi e nei poeti che nascono così rari in un secolo oppure pensiamo che per tutto il Seicento, per dire, valga la pena ricordare due/tre scrittori, mentre arriveremmo a venti o trenta per il Novecento, o il Duecento? Si può ipotizzare, comunque, che ogni intervento canonizzante tenderà a essere più indulgente verso la propria epoca, dal momento che il passato si avvale del senno di poi e della sedimentazione di valori messi alla riprova del tempo.

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Narrativa contemporanea: Valentina Di Cesare

Basta accostare i titoli dei libri di Valentina Di Cesare, Marta la sarta (Tabula Fati, 2014), L’anno che Bartolo decise di morire (Arkadia, 2019) e Tutti i soldi di Almudena Gomez (Polidoro, 2022), per cogliere l’intenzione di esibire un personaggio al centro della storia. Eppure, come vedremo, a ben vedere il protagonista in questi testi risulta tutt’altro che ben definito, oggetto, anzi, di opera in opera, di un’indagine sempre più pressante.

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Narrativa contemporanea: Elena Giorgiana Mirabelli

Elena Giorgiana Mirabelli (nata a Cosenza nel 1979) ricorre al genere della distopia, facendo leva su un immaginario che si direbbe immediatamente pop, alquanto cinematografico, nutrito di fumetti, manga e anime.

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Narrativa contemporanea: Cristina Venneri

Alla pesantezza dei fatti Cristina Venneri preferisce la levità dello stile, che trasfigura e alleggerisce (esorcizza, a tratti rende ironici) anche i dati drammatici della storia.

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Narrativa contemporanea: Giulia Muscatelli

Nell’epoca dell’autofiction, documentare la propria adolescenza e la propria giovinezza è una tentazione ancora più forte. E più che lecita, ovviamente, soprattutto se, alle crisi e alle turbolenze dell’età, nelle sue fasi up e down, si associano traumi specifici da raccontare.

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Narrativa contemporanea: Giorgia Tribuiani

La scissione sembra essere, per Giorgia Tribuiani, la questione cruciale, replicata e variata a diversi livelli: tematico, stilistico, strutturale. Così per esempio il personaggio di Blu proponeva un’adolescente dimidiata: è insieme Blu (soprannome attribuitole fin dall’infanzia) e Ginevra.

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VOCI PREZIOSE E SOMMERSE

Spesso si elabora un giudizio pigramente negativo rispetto alla letteratura contemporanea, sull’onda di polemiche, battute, considerazione dei libri che seguono il mainstream, premi letterari, kermesse per il grande pubblico. Continua a leggere

Che cosa leggono gli scrittori?

Se è vero che certi libri devono recare in copertina la dicitura V.M. 18, allora altri dovrebbero esibire avvertenze comunque fondamentali, del genere: “Forti controindicazioni per i bibliofili”. Mi spiego partendo un po’ da lontano. Da giovane, quando abbastanza regolarmente mi vedevo con altri giovani scrittori o, meno regolarmente, con altri scrittori meno giovani e già affermati, ogni occasione era una risorsa preziosa: tornavo a casa con un elenco di autori e titoli più lungo della spesa all’ipermercato. Continua a leggere

Intorno a due libri di Matteo Marchesini (prima parte)

La conquista della naturalezza

La prima impressione, inoltrandosi nei sedici racconti che compongono i Miti personali di Matteo Marchesini, è quella di imbattersi in un, pur pregevole, esercizio postmoderno. La ricerca della sorpresa, magari del semplice capovolgimento o comunque della variazione sorprendente, all’interno del corpo statico del mito, delineano un’intelligenza e un piacere letterario sofisticato. Poi però i temi si infittiscono, la profondità aumenta, gli indizi si annodano. In più, si risale cronologicamente fino al presente per approdare, in un crescendo artistico, al magnifico Conoscersi, racconto che da solo occupa la seconda sezione del libro, e il cui titolo diventa infine sintomatico. I miti classici dell’inizio (Orfeo, Ettore e Achille, Atteone…) lasciano il posto a rivisitazioni di personaggi storico-letterari (Gesù, Leopardi, Kant…) fino a dare corpo a figure contemporanee. Si tratta dunque della restituzione di un percorso che piega la cultura verso la naturalezza, intesa ovviamente come ricca stratificazione, seppur vestita coi panni di una maggiore semplicità o immediatezza. E anche i titoli dei racconti occhieggiano a una struttura di pensiero complessa, suggeriscono un itinerario culturale completo (Poesia, Fine dell’epica… Storia… Religione… Dio, Prosa). Continua a leggere