Schiele, Autoritratto, 1911

Profezia privata (prima parte)

In questi giorni di tregua dalla scuola mi sto concedendo un po’ di ozio (attività in famiglia, letture, preparazione di lezioni…).
Colgo l’occasione per ripensare al percorso compiuto quest’anno con il sito e rilancio alcuni vecchi articoli, cui sono particolarmente affezionato. Questo era apparso il 14 dicembre 2015 e rappresenta la prima parte del “manifesto” insito nel progetto di questo sito.

Mentre vaga tra le ombre delle opere compiute e i fantasmi di quelle da scrivere, l’autore viene pungolato dal dilemma intorno alla propria natura e allora si concede, di sbieco e furtivamente, quasi all’insaputa di sé, uno sguardo allo specchio, cercando una volta per tutte di mettersi a fuoco, tra genio e insignificanza.
Questa scena accade sempre. Ma, nell’epoca attuale, Continua a leggere

Metamorfosi - Un altro me, Marco Paradisi, fotografia digitale

L’arte di smarcarsi

(L’opera scelta come copertina è di Marco Paradisi.
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Tempi grami, questi. Gli autori faticano a trovare critici capaci di masticare con competenza la loro opera, tanto che verrebbe voglia di imitare Umberto Saba, che scrisse, con Storia e cronistoria del Canzoniere, la propria autoesegesi.

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Busto di Vittorio Alfieri, Asti, Palazzo Alfieri

Imparare a bottega (1)

Nell’occasione di un confronto con un lettore su un brano del mio romanzo, sono tornato su un tema a me caro: il ragionamento applicato al testo, per verificare nei tratti concreti dell’opera le varie opzioni stilistiche. Credo che l’arte si apprendi fondamentalmente ancora a bottega.

Penso addirittura che questo esercizio sia uno dei più validi in assoluto per esercitare l’intelligenza, perché impone di comprendere le ragioni altrui e di affrontare la complessità. Non è un caso che abbia voluto chiamare la rivista che fondai nel 1996 con Giuliano Ladolfi “Atelier”, ma, soprattutto, non è un caso che, oltre al lavoro evidente sulle pagine di quel periodico, con le recensioni, le poesie e le riflessioni critiche, ci fossimo imposti un immenso lavoro sommerso di lettura e di confronto con tutti gli autori che ci proponevano dei loro componimenti. Continua a leggere

Banderas e Rosita

La gallina e l’ortografia. Quattro chiacchiere sul mio romanzo

È successo che una cara lettrice (che sarei pronto ormai a definire un’amica, ma questa parola pretende l’incontro reale: prima o poi…) ha voluto segnalare in un forum del Corriere della Sera il mio romanzo. Un paio di altri frequentatori del sito si sono incuriositi e hanno letto sul web qualche pagina. Sono emerse delle osservazioni critiche. Così sono intervenuto sinteticamente anch’io, in attesa di sviluppare meglio la questione, come mi appresto a fare ora.

Qui sotto trovate la discussione, riprodotta almeno nei termini essenziali e, di seguito, il mio ragionamento. Continua a leggere

Tutte le voci di questo aldilà, libro e stesure precedenti

Tutto il mio romanzo

Disse il mio editore Mario Guaraldi un dì: “Il tuo indice è quasi un capitolo a sé, da leggersi da solo”. Lo perdonai all’istante, perché si era al termine di una cena sontuosa.

Ora però l’indice del mio romanzo lo pubblico qui, non tanto per verificare se qualcuno di voi abbia davvero l’ardire di immaginarsi-reinventarsi l’intera storia, guidato dalle suggestioni e dai depistaggi dei miei titoli, ma perché a questo apparato dovrò far riferimento, in un prossimo articolo.

Piccola curiosità: l’idea di inserire i titoli, per esplicitare un certo tono necessario per avvicinare l’opera e per accompagnare il lettore in certi passaggi, soprattutto quelli più ellittici in prossimità della conclusione, covava in me da tempo, ma è stata l’ultima operazione compiuta sul testo. Continua a leggere

In the womb, acquerello (21x30 cm) di Antonella Lucchese

Chi può, preghi. Chi non può, preghi lo stesso

(L’opera scelta come copertina è di Antonella Lucchese.
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Di fronte al dolore non esistono parole. Ogni retorica è insulsa. Esiste solo il silenzio. Al più, per chi percepisce in questo silenzio la presenza di un dio (l’essenza stessa, di un dio?), esiste la preghiera.

Così, non mi è possibile oggi parlare. Sono ore di sofferenza per una persona cara, ore in cui si percepisce, fra gli amici, tutta l’impotenza umana. Continua a leggere

L'ultimo abbraccio, di Wanda D'Onofrio, fotografia digitale, 40x40 cm

Appunti riservati (3)

XI.
Se il flusso della scrittura si sfilaccia, per il menage il lavoro l’intossicazione o per altre ragioni, distraiti definitivamente, prenditi una vacanza, abbandona il campo. Ma sia per un tempo ragionevole, un paio di settimane al massimo, e fallo nella consapevolezza che, appena terminata la pausa, il lavoro dovrà riprendere a pieno regime.

XII.
Tra la prima stesura di un’opera e la sua revisione, sogna altre opere, fai promesse ad altri progetti, datti impegni per il futuro. In questo modo stai già lavorando per l’abbandono, prefigurando l’irrimediabile scadenza. Continua a leggere

Nel seme, di Annamaria Papalini, 70x80 cm

Appunti riservati (2)

VI.
Negando la tua scrittura, confrontati con i tuoi maestri o i fratelli d’arma sui problemi teorici che l’opera scatena, ma sempre senza permettere ad alcuno di venire a camminare sul tuo campo: solo tu ne hai la mappa e sai dove non si deve poggiare il piede, per non rovinare la semina. Avvicinati quindi ai tuoi fuochi teorici con cautela, con dissimulazioni, come si trattasse di sortite estemporanee. Affrontali di petto solo in solitudine, in piccole decisive battaglie. Altrimenti li ingigantirai e te ne farai risucchiare. La riflessione teorica solo a dosi omeopatiche fa bene all’ispirazione; se le dai troppa corda, prolifererà in mille erbacce che soffocheranno il campo. Continua a leggere

Nulla dies sine linea

Appunti riservati (1)

I.
Nulla dies sine linea. Non attendere madama ispirazione, va’ al tuo campo come un contadino e la troverai alla fine quale premio per la tua disciplina.

II.
Coltiva la tua opera nel segreto. Se qualcuno ti chiede: “Stai scrivendo?”, la risposta migliore è: “No”. Puoi essere certo di aver scritto solo quando l’opera comincerà ad assumere un volto coerente e avrai smesso di sognarla. Tieni perciò avvolto nel silenzio ciò che sta nascendo. Ma se proprio ci sono occasioni giuste per una prima verifica, scegli chi non può capire il valore letterario della tua opera. I primi lettori del tuo lavoro in corso siano perciò un pubblico imperito (una moglie, qualche studente, un compagno di calcetto). Impara a reggere la tua voce di fronte al candore feroce di chi non potrà mai capire le tue intenzioni e le tue raffinatezze. Solo così sarai stimolato a cercare la sublime semplicità di ciò che è geniale. Continua a leggere

Ciuchino, da Shrek

Difesa dell’ignoranza (e pubbliche scuse)

L’ignoranza è una brutta bestia, non c’è che dire. Ma in sé è comprensibile, tollerabile, a tratti persino amabile. Siamo tutti ignoranti, in moltissimi ambiti. Ma se l’ignoranza si sposa con l’arroganza e la prepotenza no, non c’è verso, è solo detestabile.

Questa però non è una considerazione moralistica o, peggio, un’accusa per qualcuno. Semmai va presa come un piccolo spunto di poetica personale. La annoto come fosse una specie di premessa a gran parte del mio lavoro. Di tanto in tanto, infatti, riprendo sul sito anche materiali precedenti che mi sembra abbiano una loro utilità e, rileggendomi, ci trovo spesso un inevitabile accento caratteriale, che si impasta nelle trame del ragionamento (quanto sia diventato ormai un tratto di stile, non saprei). Sono stato o, peggio, sono ancora una persona arrogante? Non lo so, può darsi che lo sia. Spero, qualora fossi risultato oggettivamente così, di esserlo stato in buona fede, sulla spinta cioè della passione e dell’ardore giovanile, più che per reale supponenza. Continua a leggere