Tag Archivio per: POESIA CONTEMPORANEA

Poeti nel limbo (5). Costellazioni di poeti

Costellazioni di poeti

Al di là del problema generazionale, comunque, qualcosa si può aggiungere intorno al metodo con cui ci si è avventurati nella nostra analisi. Semplificando al massimo, annoteremo questi principi: a) rifiuto di mappe preconfezionate per orientarsi nella molteplicità delle esperienze poetiche e rifiuto dei metodi di lettura che non nascessero dal confronto diretto con il testo; b) primato del testo rispetto alla poetica da cui muove; c) irriducibilità di un’opera non soltanto a una linea poetica, ma allo stesso profilo critico del suo autore. L’idea fondamentale implicita in questi tre punti è la fiducia nella capacità della poesia di imporsi per forza intrinseca e di suggerire i procedimenti più idonei per la sua stessa decodifica. Continua a leggere

Poeti nel limbo (4). Un isolamento fiducioso e sofferto

Un isolamento fiducioso, ma sofferto

Per rientrare definitivamente nel merito dei fatti letterari che ci interessano, è opportuno cedere la parola agli interessati. La questione si pone in questi termini: veramente il rifiuto di un’identificazione generazionale va assunto come elemento qualificante per gli autori abbracciati nella nostra indagine? «In sostanza», ricorro alle parole di Mauro Ferrari, «siamo di fronte alla prima generazione che, ormai giunta a maturità – fatto di cui ben pochi sembrano essersi resi conto, specie in ambiente accademico – non si è ancora organizzata come tale, diversamente a una tradizione tutta superficialmente ordinata in scuole, gruppi, manifesti eccetera» [1]. Quel «superficialmente» lascia trapelare i dubbi che la passata stagione politica e culturale ha sollevato, con il suo convulso e drammatico moto di aggregazione e contestazione, mentre nell’inciso v’è l’amara consapevolezza di appartenere a quella terra di nessuno disertata da ogni residua attenzione critica. Ma è forse ancor più importante osservare come, a un certo punto, il problema generazionale si sia posto prepotentemente, come ancor meglio testimoniano le vibranti riflessioni di Gian Mario Villalta: Continua a leggere

Poeti nel limbo (3). Una generazione di mezzo

Una generazione di mezzo

In queste pagine sono stati presi in considerazione, a parte rare eccezioni, poeti nati fra il 1952 e il 1965. Si tratta di estremi anagrafici non assoluti che si sono determinati cammin facendo, nell’intenzione di compattare il più possibile, ma in modo sensato, il campo d’azione.

Non so se gli autori inclusi appartengano a una generazione definibile, nonostante la relativa ristrettezza dell’arco cronologico individuato. È certo però che si tratta di poeti in qualche modo interposti fra due fronti riconoscibili: quella che Raboni ha rubricato sotto la formula di «generazione del ’68» [1] e quella degli autori nati negli anni Settanta, emersa perentoriamente attraverso una sequenza inusitata di pubblicazioni e di manifestazioni varie [2]. Continua a leggere

Poeti nel limbo (2). Un limite all’enciclopedia

Un limite all’enciclopedia

Quali sono, concretamente, i luoghi che hanno visto la gestazione e lo sviluppo della ricerca dell’ultima misconosciuta schiera di poeti del Novecento? E si tratta poi effettivamente dell’ultima del secolo passato o la prima di un nuovo canone ancora a venire? Se il secondo dilemma è sensato, ecco un altro deterrente per la loro comprensione. La risposta al primo quesito invece è ovvia: le palestre per la formazione degli scrittori sono rappresentate dall’innumerevole serie di riviste e di pubblicazioni, magari di precoce estinzione, che circola solitamente fra addetti ai lavori, molto spesso entro confini territoriali ristretti. Si tratta di un coacervo impressionante di esperienze che, in una società che ha subìto un bruciante passaggio da una cultura d’élite a una cultura di massa, confondono e smentiscono i più immediati criteri di valutazione e impongono questioni assai complesse e ampie, che dalla poesia si aprono alla sociologia e all’analisi storica. Continua a leggere

Poeti nel limbo (1). Una ferita ancora aperta

Il ciclo dedicato alla presentazione dei “Poeti contemporanei” è giunto al termine. Ormai quella che mi pare si debba considerare l’ultima generazione del Novecento, per quel che riguarda il sottoscritto, è stata ampiamente descritta. Prossimamente riporterò il quadro completo, che andrà inserito nel contesto di tanti altri poeti del secolo scorso.

Ma gli autori nati negli anni Cinquanta e Sessanta non potrebbero essere considerati anche i primi del Millennio? D’altronde, giungono a maturità e magari a qualche effettiva visibilità letteraria soltanto dopo il Duemila. La questione è aperta, ma le mie ragioni sono implicite in tutto l’impianto interpretativo riversato nel sito. La riassumo così: non è mera questione anagrafica, dipende dalla sostanza del lavoro poetico. Con questi autori, insomma, nasce qualche elemento che supera l’orizzonte letterario novecentesco, oppure si inseriscono nel solco già esplorato dalla tradizione? Io propendo per la seconda ipotesi. Qualcosa di nuovo è stato tentato con il progetto di Atelier, anche se poi tutto si è spento in un glorioso fallimento. Continua a leggere

Poeti contemporanei: Enrico Testa

A presidio della poesia di Testa (docente universitario e critico) vi è una sorta di possibile equivoco, come una prova d’ingresso per la lettura. Prendiamo in esame anzitutto La sostituzione. L’involucro formale non ne rivela il carattere; le strutture metriche e retoriche non seguono la musica dei pensieri, profonda, che sovviene a questi versi. La poesia ci viene incontro, per parafrasare il titolo di una raccolta, in controtempo. Continua a leggere

La mia havruta poetica con Brullo

A suo modo, la poesia è una forma di studio del mondo. E ogni volta si riparte da capo: questa è la sua povertà e la sua grandezza.

Se la pensate anche voi così, prendete lezioni sull’abbecedario che ha appena scritto il gran maestro di poesia Davide Brullo. Continua a leggere

Poeti contemporanei: Massimo Morasso

I tre volumetti con cui Morasso ha avviato la sua produzione poetica compongono una trilogia (La leggenda della primavera) alquanto mossa e articolata: si stenterebbe quasi a credere all’esistenza di un solo autore per le raccolte in questione. Eppure, dal Ritmo del ritorno alle Storie dell’aria, si avverte un movimento che non è solo di Distacco, di crescita lineare, di abbandono di posizioni precedenti: c’è tutta una trama a suggerire piuttosto un movimento a spirale, che si allarga seguendo le spinte centrifughe di una poesia radicata nell’ascolto dell’altro, ferita originariamente dall’esperienza delle cose piuttosto che da una concupiscente autoreferenza. Continua a leggere

Poeti contemporanei: Stefano Raimondi

Nella poesia comunicativa e vibrante di Stefano Raimondi, che si è compiutamente rivelata con La città dell’orto, c’è una delicatezza di fondo, un tratto quasi adolescenziale di trepidazione dissimulata, che pare sempre sul punto di trapassare in chiaro accento emotivo e che invece resta raccolta, concentrata, nel dettato. A trattenere tale vibrazione è la coerenza figurativa cercata e raggiunta, più che nella rappresentazione di Milano, la città del titolo (perfettamente descritta nella prefazione di Umberto Fiori, che insieme a Giancarlo Majorino e a Milo De Angelis, prefatori in altra sede dei suoi versi, e a Franco Loi, primo interlocutore, compone l’intreccio di relazioni ideale all’origine della poesia di Raimondi e della sua particolare “milanesità”), attraverso la figura paterna nelle prime sezioni e di una particolare strategia compositiva nel terzo e più cospicuo capitolo del volume. Continua a leggere

Poeti contemporanei: Davide Rondoni

Il bar del tempo, prima uscita di  Davide Rondoni presso un editore di prestigio, è raccolta che ci consegna la fisionomia di un poeta considerato fra i più attivi della sua generazione, che si era proposto attraverso il lavoro di «clanDestino», rivista di cui è direttore, e diverse sillogi precedenti, in qualche modo segnate da una perenne provvisorietà che si tramutava in promessa reiterata, in costante rilancio. D’altronde, le citazioni che suggellano quel libro (si accostano Vasco Rossi, Luigi Giussani e Flannery O’Connor!) stigmatizzano ancora un’energia impura che diventa reagente essenziale del fare letterario, fino a sfondarlo, a inserirlo in questioni altre, senza isolarlo insomma dal tempo e dalle sue problematiche. Continua a leggere