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Rubrica di valutazione di un testo (3)

Eccoci giunti al termine di un discorso complesso.

Per giungere alla definizione di una rubrica di valutazione, limitata nel nostro ambito alla prova scritta, siamo partiti dalla considerazione di alcuni problemi e abbiamo indicato alcune caratteristiche e il senso ultimo della rubrica stessa.

Qui sotto trovate di seguito il foglio di calcolo (che potete anche scaricare) utilizzato per la valutazione delle prove e la tabella con i descrittori completi dei vari livelli della rubrica, voce per voce. Continua a leggere

Rubrica di valutazione di un testo (2)

Mi permetto di indicare qui di seguito alcune caratteristiche che apprezzo in una rubrica di valutazione. Continua a leggere

Rubrica di valutazione di un testo (1)

La griglia (o rubrica, come personalmente preferirei chiamarla) di valutazione è lo strumento utilizzato dal docente per rendere oggettiva, per quanto possibile, la propria valutazione. Ciò va a vantaggio anzitutto dell’alunno, che può comprendere meglio la propria prestazione e coglierne i punti di forza e i punti critici, ma è utile sia al docente sia alle famiglie come garanzia di professionalità. Serve peraltro per uniformare la valutazione tra docenti diversi. Una griglia (o rubrica) di valutazione dovrebbe risultare così chiara da poter essere utilizzata da altri, ottenendo il medesimo riscontro. Ovviamente, un alunno deve essere consapevole su che cosa e su come verrà valutato prima di affrontare la prova (e, in generale, una famiglia deve conoscere programmi e sistemi valutativi di una scuola anche in fase di scelta della medesima: per questo esistono documenti come il PTOF).

Le questioni inerenti alla valutazione scolastica sono comunque varie e complesse: ne ho trattate alcune preliminari QUI.

Ora però concentriamoci sulla Rubrica di valutazione di un elaborato di italiano (o di altra lingua, eventualmente), entrando maggiormente in aspetti tecnici. Continua a leggere

La valutazione sintetica e intuitiva

Quell’anno avevo davvero esagerato. Mi ero imposto di organizzare quasi tutto il programma di geografia di seconda media attraverso delle esposizioni e di permettere agli alunni di valutare i propri compagni. Ero pronto, ovviamente, a correggere il voto, temendo dinamiche immature facilmente immaginabili. Ma era una classe numerosa e il voto di simpatia o antipatia sarebbe stato riassorbito dalla media complessiva. Continua a leggere

L’esposizione orale

Spesso per le mie lezioni coinvolgo gli studenti. Una delle modalità che preferisco è l’esposizione alla classe di un argomento specifico, che magari rappresenta un approfondimento oppure una porzione di una unità didattica che sto svolgendo. Spostare il fuoco dall’interrogazione all’esposizione è sempre significativo: durante la prima posso arrivare a domande incalzanti, oppure, come mi capita il più delle volte, propongo questioni generali, stimolo valutazioni e ragionamenti complessivi, cerco di evidenziare tutte le problematicità – e ovviamente l’occasione è buona per un rapporto molto personalizzato, per una seconda lezione. Nell’esposizione, invece, insegno agli alunni di non rivolgersi a me, ma alla classe: la mia stessa valutazione terrà conto non tanto della qualità della loro esposizione in assoluto (se “parlano come un libro stampato”, per stare a un’odiosa e pericolosa espressione), ma della loro abilità di trasmissione di contenuti alla classe. Continua a leggere

Le mappe concettuali

Ho già parlato delle mappe concettuali e soprattutto ho registrato alcune videolezioni per dimostrare attraverso la pratica l’efficacia di questo strumento didattico.

Gli insegnanti tuttavia sono ancora molto pigri a farne esperienza. Le tollerano, le sollecitano negli alunni, le indicano nelle pagine dei libri (belle e preconfezionate, come tutto il sapere “disciplinare”…), si giustificano affermando che da una vita loro fanno schemi alla lavagna, inconsapevoli che uno schema è altra cosa e, soprattutto, l’improvvisazione è utilissima e sacrosanta ma, come in poesia, serve dopo tanta, tanta preparazione. Sono effettivamente curioso di verificare, all’interno della sezione sperimentale di cui mi sto occupando, quale effetto avrà sui miei studenti nell’arco di un lavoro triennale l’uso costante di questo strumento.

Quali siano comunque, nella teoria, i punti di forza di una didattica che ricorra regolarmente all’uso di mappe concettuali, li indico direttamente nelle diapositive che potete avviare qui sotto. Continua a leggere

Il metodo dei metodi

La pedagogia di don Bosco, a ben vedere, non aveva nulla di originale rispetto alle acquisizioni teoriche più avanzate del suo secolo. La sua originalità e fortuna derivava dal mix di elementi che hanno saputo trasformarsi in una pratica efficace, contemporanea allora. Per questo ogni metodo racchiude in sé la necessità della propria revisione.

Anche il metodo che stiamo delineando per baluginii su queste pagine, e soprattutto sperimentando nell’esperienza quotidiana, non pretende alcun marchio di originalità. Anzi, ci pare possa rinvigorire grandi capisaldi della tradizione pedagogica occidentale – magari disseminati qua e là e parzialmente dimenticati – risalendo addirittura alle sue origini. Certe mnemotecniche, per esempio, riportano dritti a Cicerone. Il “fuoco” di queste pratiche, però, resta la ricaduta nella realtà odierna. Continua a leggere

Ma non chiamatela scuola digitale

Ginnastica oculare per la lettura veloce o comunque per l’aumento della capacità di concentrazione; pratiche di rilassamento; insegnamento di mnemotecniche; metodi specifici per prendere appunti; uso in classe di quaderni e libri secondo precise pratiche di scrittura, sottolineatura, reperimento informazioni ecc.; cura dell’ordine e dei materiali; ambiente di apprendimento specifico con aule per materia (in quella di Lettere, di maggiore utilizzo, comparirà per esempio sulle pareti una linea del tempo in cui visualizzare eventi storici e culturali); costante uso di mappe concettuali e prevalenza, come metodologie didattiche, della combinazione fra “classe rovesciata” e “apprendimento cooperativo”, in modo che il carico di lavoro (compiti, esercizi, ecc.) sia svolto soprattutto in classe, alla presenza del docente, che può controllare i processi di passaggio dalle semplici conoscenze alle abilità e competenze; continua ricerca della inter/pluridisciplinarità, con condivisione di materiali con gli alunni (tutorial, slide, mappe, schemi, dispense, ecc.) e, col tempo, creazione di materiali didattici insieme agli studenti: ecco, questo è il mix di base (insieme a tanto altro) per la nuova sezione che abbiamo pensato a  scuola.

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Per un apprendimento efficace

Ci sono, lo sappiamo, diversi stili di apprendimento e varie forme di intelligenza, ma in generale possiamo annotare, in ambito scolastico, alcuni tratti generali che rendono maggiormente proficuo l’apprendimento.

Un apprendimento dovrebbe essere il più possibile: Continua a leggere

Ore di scuola

All’inizio di ogni anno scolastico, occorre fare i conti con il piano orario delle lezioni.

Qui si scontrano un paio di teorie opposte: da una parte chi sostiene che sia opportuno “spalmare” il più possibile le ore di una materia lungo la settimana, in modo da dare continuità allo studio; dall’altra l’ipotesi di procedere regolarmente, quando possibile, accorpando le ore di una disciplina secondo moduli di due ore.

Quando una materia ha almeno tre ore, quindi va dislocata comunque su due giorni, è ovvio che sia bene che questi giorni non siano consecutivi, ma mi sembra che, in generale, l’ipotesi delle due ore per materia sia molto più sensata e vantaggiosa. Continua a leggere