Amorevolezza

Amorevolezza

Se la didattica salesiana si imposta a partire dai termini della ragione e si apre alla dimensione religiosa dell’uomo, non può che sposare l’amorevolezza come linguaggio. Continua a leggere

Uomo in preghiera, di Nacha Piattini

Religione

La dimensione religiosa di ogni individuo abbraccia una sfera pubblica e una sfera privata, una parte visibile e una parte in ombra. E, come ogni aspetto o atteggiamento percepibile all’esterno affonda le radici in una zona profonda, così anche un discorso sulla fede di una persona alla fine sollecita radici intime. Per questo non è sempre agevole chiedere conto a qualcuno di questa sua realtà. Continua a leggere

Dove appoggia la scala della ragione?

Pilastri educativi: Ragione

Ragione, religione e amorevolezza: sono questi i tre pilastri del sistema educativo salesiano.

Ho sempre apprezzato che, in un prete nato nell’anno della Restaurazione, in una delle regioni più anticlericali d’Italia, la religione fosse accompagnata da due poderosi guardiani, uno a destra e uno a sinistra. Senza ragione e senza amorevolezza, qualsiasi dottrina diventa pericolosa. Continua a leggere

Uomo con gorgiera

La restaurazione impossibile

Immaginate di camminare per Milano e di imbattervi all’improvviso in uomo vestito in maniera sei-settecentesca, che ne so, con ventaglio parrucca gorgiera e quant’altro. Dopo aver rapidamente verificato che non si tratta di un’allucinazione né di un fantasma, ipotizzerete immediatamente l’organizzazione di una festa, di un ritrovo a tema, di uno spettacolo da strada, di un servizio pubblicitario o di qualche altra carnevalata. Non potreste certamente prendere sul serio quell’individuo, qualunque cosa abbia eventualmente da dirvi.

Eppure, ogni tanto mi capita di ricevere delle poesie scritte seriamente in una lingua improponibile: classicistica, certamente non classica, dove si estolle, si percepisce uno spiro in mezzo a qualche dama, o meglio ancora virginee dormienti che appena sveglie volgonsi per farsi mirare dal veron: deh, non le portereste anche voi un fior? Continua a leggere

Fuoco

Voglio il fuoco

Ogni volta che mi trovo di fronte a delle poesie brevi resto perplesso, prima ancora di leggere. E dire che negli ultimi anni ho verificato sulla mia pelle come interi romanzi, spesso anche acclamati, a mio giudizio non valgono un solo verso. Questo, naturalmente, ha a che fare con il mio specifico punto di vista o, se si vuole, con la mia poetica. (Dipendesse da me, direi semplicemente dal mio essere).

Quali convinzioni, o pregiudizi, si attivano quando la pagina bianca domina sulle parole? Continua a leggere

I poeti sono come passeri disperati, che lasciano dappertutto i loro escrementi (Carnevali)

Dio e le parolette del poeta

Credevo che per i poeti fosse giunto il tempo della pestilenza che avrebbe portato tutto a compimento; fine dei canti, delle odi, delle poesie e di tutte quelle putride cuccette. I poeti sono come passeri disperati, che lasciano dappertutto i loro escrementi. Ero disgustato dai cuori teneri che i poeti portavano in giro esposti nelle loro mani, come trofei sanguinanti della loro lotta con la vita; che portavano in giro sulle autostrade e per le scorciatoie della vita con le loro bocche sanguinanti gridando: «Aiuto, aiuto!» nonostante sapessero benissimo che nessuno mai li avrebbe ascoltati. (Chi diavolo ascolta i poeti a parte altri poeti?). Da una parte c’è il grande mondo e dall’altra il piccolo poeta con le sue parole infinitesimali; il re della forma, il ballerino infaticabile. L’artista non vede che il suo dominio è il vuoto, il suo impero è il mutismo, il suo regno è il disordine, la sua danza è scompiglio. Oh, gli artisti, questi fotografi dell’amore, questi cineasti a caccia di avventure! Troppe parole sono già state dette, troppe frasi scritte, troppe canzoni cantate rumorosamente, e troppi balletti sono stati danzati. L’artista parla di Dio come se fosse un parente, lo tratta come un cugino, ora per insultarlo, ora per lodarlo. Ha così bisogno di Dio l’artista, ha così tremendamente bisogno di avere un Dio che ascolti le sue parolette.

(Emanuel Carnevali, Il bianco inizio e altre prose memoriali, Pistoia, Via del Vento 2010, p. 16)

 

Il racconto di un anno

Rendo disponibili, nella cartella linkata qui sotto, le newsletters dello scorso anno, per chi volesse darci un’occhiata e magari esplorare i contenuti del sito attraverso questi report. Colgo l’occasione per invitare eventuali altri interessati a iscriversi.

Nel 2017 su questo sito si irrobustiranno soprattutto due filoni: Continua a leggere

L'attimo fuggente (1989)

Preambolo – e ripartenza

Ecco, il periodo di ozio si è concluso. Si riparte. Ma prendo la spinta da quel che fu il preambolo a questa mia impresa… 

Scrittura e Scuola saranno i due fuochi attorno al quale prenderà forma questo sito. Rappresentano gli orizzonti del mio impegno da sempre. Ho scritto le mie prime poesie in classe, non solo di nascosto. Ricordo quando, durante la scuola media, la mia insegnante, la prof. Gusulfino, rimase stupita della richiesta che le sottoposi: “Potrei svolgere il tema assegnato in forma di poesia?”. Allora ero in seminario e la nenia dei salmi che ci capitava di ripetere nei momenti di preghiera che scandivano le nostre giornate era diventata un sottofondo stregante, ma era anche un po’ colpa sua, con quelle lezioni su Ungaretti (la concentrazione massima del pensiero in ogni parola, all’urto del dolore di vivere…) e su Continua a leggere

Sono una bestia innamorata e ferita

Sono una bestia innamorata e ferita

In questi giorni di tregua dalla scuola mi sto concedendo un po’ di ozio (attività in famiglia, letture, preparazione di lezioni…).
Colgo l’occasione per ripensare al percorso compiuto quest’anno con il sito e rilancio alcuni vecchi articoli, cui sono particolarmente affezionato. Questo era apparso il 22 febbraio di quest’anno.

Sono una bestia innamorata e ferita. Continua a leggere

Andrea Temporelli

Profezia privata (terza parte)

In questi giorni di tregua dalla scuola mi sto concedendo un po’ di ozio (attività in famiglia, letture, preparazione di lezioni…).
Colgo l’occasione per ripensare al percorso compiuto quest’anno con il sito e rilancio alcuni vecchi articoli, cui sono particolarmente affezionato. Ecco la terza e ultima parte del mio personale “manifesto”

Cucita dal filo dell’allitterazione, la profezia privata è un ossimoro: senso che respira attraverso la contraddizione, poesia che è inesorabilmente presente, eppure “pre-sente”, sente prima, o forse soltanto continua a sognare, le terre del domani dove potrà realizzarsi. Non esiste profezia che non si rivolga, pur supplicante, Continua a leggere